Esperienza Italia

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Hayez. Il bacio Hayez. Il bacio
Bellotto. Veduta di Torino dal lato dei Giardino RealeCorreggio. La Madonna CamporiLeonardo da Vinci. Testa di CristoDomenico di Michelino. La Divina Commedia illumina Firenze 1465

 Bellotto. Veduta di Torino dal lato dei Giardino Reale

 Domenico di Michelino. La Divina Commedia illumina Firenze

 Correggio. La Madonna Campori

 Leonardo da Vinci. Testa di Cristo

Allestimendo della mostra La bella Italia Allestimendo della mostra La bella Italia
Allestimendo della mostra La bella Italia

 Allestimendo della mostra La bella Italia

La bella Italia.
Arte e identità delle città capitali

I grandi maestri dell’arte italiana dall’antichità all’Unità d’Italia: oltre 350 opere negli straordinari scenari della Citroniera e della Scuderia Grande di Filippo Juvarra.

Dal 17 marzo all’11 settembre 2011
Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria
La mostra sarà ospitata a Palazzo Pitti di Firenze dall’autunno 2011

Realizzazione
Consorzio La Venaria Reale e Comitato Italia 150

Allestimento
A cura di Luca Ronconi con Margherita Palli e Valentina Dellavia, e con A.J. Weissbard (Lighting Design).
In collaborazione con Massimo Venegoni (Studio Dedalo)

Partners
Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo.
La mostra è stata realizzata con il contributo straordinario della Compagnia di San Paolo.

Catalogo
Silvana Editoriale

L’arte italiana come non è stata mai vista.

Nell’imponente cornice delle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, oltre 350 opere tracciano un percorso che va dall’antichità alla vigilia del 1861 attraverso le principali "capitali culturali" pre-unitarie: Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo. La mostra propone l’immagine delle diverse città -culture, tradizioni e ricchezze storico-artistiche- viste da grandi artisti che hanno fatto la storia: Giotto, Beato Angelico, Donatello, Botticelli, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Correggio, Bronzino, Tiziano, Veronese, Rubens, Tiepolo, Canova, Hayez, Parmigianino, Velazquez, Bernini e tanti altri. Dal percorso emerge e si afferma il profilo di un’arte e di uno stile italiano.

LA MOSTRA

Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo: ognuna delle principali “capitali culturali” preunitarie è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane. Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale. Alla vigilia del 1861 si erano date un'auto-rappresentazione che univa vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.

La mostra, allestita alle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, vuole dare immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle “differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” sono una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse. La mostra ci porterà indietro nel tempo a rappresentare l’orgogliosa consapevolezza delle “differenze” che i popoli d’Italia avevano di se stessi alla vigilia del 1861.

Oltre 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia, del mondo nonché da collezioni private racconteranno alla Venaria Reale l’identità delle principali "capitali culturali" italiane. Ogni capitale sarà rappresentata da opere d’arte, documenti ed oggetti in un certo senso identitari, in grado cioè di significare e di ricostruire il profilo storico e i termini delle auto-rappresentazioni.

Torino è l’Armata, la Metallurgia, la Corte.
Firenze è la fondatrice della lingua e delle arti con Dante, Giotto, Donatello, Botticelli, Michelangelo.
Roma è la gloria dell’Antichità classica e dell’Autorità religiosa: due elementi unificanti destinati a tenere insieme la nuova Italia.
Milano è Leonardo da Vinci, è la religiosità dei Borromeo, è l’Illuminismo, è il dialogo costante e fecondo con l’Europa.
Venezia è la grande pittura di Tiziano e di Veronese, è il profumo d’Oriente, è il mito del Buongoverno e della città inimitabile.
C’è poi Genova, ricchissima e bellissima, capitale finanziaria nell’Europa della Controriforma e degli Assolutismi, la città che ha saputo trasformare il profitto bancario nei Rubens, nei Van Dyck, nei palazzi più belli della Cristianità.
Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio, è il prestigio della sua Università ed è l’ideale classico che da Raffaello arriva a Guido Reni.
Parma e Modena sono l’arte e il collezionismo dei principi mecenati.
E infine ci sono le due capitali del Regno: Napoli e Palermo. C’è la Napoli degli Aragona e dei Borbone, di San Gennaro, dei Lazzari e di Masaniello; la Palermo di Federico Imperatore, del Feudo, dei Baroni riottosi, dell’autonomia continuamente affermata e continuamente contrastata.

LE SEZIONI

IL PROGETTO ALLESTITIVO

Tutte le informazioni sul programma 2011 della Reggia di Venaria su
www.italia150.it e e www.lavenariareale.it

Prenotazioni: tel. +39 011 4992333


La bella Italia. Arte e identità delle città capitali
(formato pdf - 224 Kb)

La bella Italia. L'Arte italiana come non l'avete mai vista
(formato pdf - 620 Kb)

Pieghevole in italiano (pdf - 2.1 Mb)
Pieghevole in inglese (pdf - 2.1 Mb)
Pieghevole in francese (pdf - 2.1 Mb)

Foto backstage della mostra

La mostra è stata realizzata con il contributo straordinario della Compagnia di San Paolo.
Le iniziative di Italia 150 godono dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana.

Hanno detto sulla mostra...

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 Locandina La Bella ItaliaGiotto. Madonna con bambino in trono e due angeliAfrodite accovacciata (metà II sec. d.c.)Guido Reni. Amor sacro e Amor profanoTiepolo. Venezia riceve da Nettuno i doni del mareRubens. Romolo e Remo

 Giotto. Madonna con bambino in trono e due angeli

 Afrodite accovacciata (metà II sec. d.c.)

 Guido Reni. Amor sacro e Amor profano
 Rubens. Romolo e Remo

 Tiepolo. Venezia riceve da Nettuno i doni del mare

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Castello di Rivoli

Comunicato stampa evento: John McCracken - Retrospettiva



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Dal Tuesday 22 February 2011
al
Sunday 19 June 2011

Gli artisti correlati   John McCrackenvai alla pagina John McCracken - Retrospettiva
Curatori Andrea Bellini
A cura di Andrea Bellini

Il Castello di Rivoli organizza e propone la prima retrospettiva in un museo europeo dell’artista americano John McCracken (Berkeley, California, 1934. Vive e lavora a Santa Fe, Nuovo Messico). Protagonista di fama internazionale dell’arte americana, a partire dal suo approccio irregolare e visionario alle correnti del Minimalismo e del Finish Fetish che si sviluppano negli Stati Uniti dall’inizio degli anni Sessanta, John McCracken è per la storia e critica dell’arte figura epica e incompresa, minimalista e visionaria allo stesso tempo. Noto soprattutto per le proprie sculture, McCracken in seguito evolve il proprio lavoro a partire dai dipinti della serie Mandala degli anni Settanta, opere che hanno portato la critica a confrontarsi in modo inedito con la sua produzione artistica. La retrospettiva di McCracken al Castello di Rivoli è sviluppata in stretta collaborazione con l’artista e presenta oltre sessanta lavori storici a partire dagli anni Sessanta, i dipinti della serie Mandala degli anni Settanta ‒ in buona parte raramente esposti o veri e propri inediti ‒ insieme a lavori più recenti, come la suggestiva installazione Aurora del 2008.

Inaugurazione 21 febbraio 2011 h. 11.30

22 febbraio - 19 giugno 2011

 

 


Mediterraneo
da Courbet a Monet a Matisse
Palazzo Ducale, Appartamento del Doge
27 novembre 2010 - 1 maggio 2011

Acrobat Scarica il quaderno della mostra

Dipingere il mare, la sua vastità, l’idea che dell’infinito e tuttavia anche della prossimità vi s’inscrive, è cosa che nel XIX secolo assume una rilevanza difficilmente dimenticabile.
Se a nord sono le visioni fortemente spirituali di Friedrich o le tempeste baluginanti e magmatiche di Turner, a sud la costa del Mediterraneo, e naturalmente il suo immediato entroterra provenzale, sono il punto d’incontro di più generazioni di pittori francesi, sicuramente cinque, che dall’ambito del classicismo prima e del realismo poi, si tendono fino alla dissoluzione del colore nella materia mirabile di Bonnard quasi al confine con la metà del XX secolo.

La mostra di Palazzo Ducale vuole studiare, facendo ricorso a circa 80 dipinti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo, questo itinerario magico dentro il colore, che a Van Gogh fece così scrivere: «Colore cangiante, non sai mai se sia verde o viola, non sai mai se sia azzurro, perché il secondo dopo il riflesso cangiante ha assunto una tinta rosa o grigia.»
Eppure la costa del Mediterraneo francese si impose con notevole ritardo nella percezione che i pittori avevano del paesaggio in quell’inizio di XIX secolo, proprio nel momento in cui Pierre-Henri de Valenciennes pubblicava il suo celebre trattato sulla rappresentazione della natura. Perdurava l’idea che la nozione del Mediterraneo fosse stretta al senso dell’antichità e in primo luogo alla romanità. Per cui il riferimento alla coste italiane, quali luoghi deputati di questo riandare all’antico, dominava la pittura. Un contributo fondamentale a un primo cambiamento, dopo i quadri settecenteschi di Vernet e Robert da cui la mostra prende le mosse, venne da Camille Corot, che dopo un breve transito in Provenza nel 1834, ritornò due anni più tardi assieme all’amico pittore Prosper Marilhat, così da dipingere alcune vedute della zona di Avignone assai significative. A questo tempo del realismo si possono certamente ascrivere anche le opere di Félix Ziem e di Émile Loubon, con i loro quadri realizzati attorno a Marsiglia, Antibes e Nizza.
Così come quelli di Paul Guigou e Adolphe Monticelli, ovviamente assieme a quelli meravigliosi di Gustave Courbet specialmente dipinti dal piccolo villaggio di pescatori di Palavas, nella zona di Montpellier. A questo primo tempo della mostra ne succede un secondo, quello in cui alcuni grandi dell’impressionismo danno conto, in molti quadri sublimi, delle loro visite, o lunghi soggiorni, in Provenza e lungo la costa del Mediterraneo. Da Cézanne a Monet, da Renoir a Boudin a Van Gogh. Cézanne che dagli anni settanta coltiva quello spazio, sia esso il mare o il bosco, come la nascita di una continua, sempre nuova bellezza. Renoir che proprio vicino a Cézanne dipinge, tra 1882 e 1883, scorci bellissimi di natura. E ancora i due soggiorni di Monet net (presente in mostra con una decina di opere) nel 1884 a Bordighera e nel 1888 tra Antibes e Menton, quando il mare è come un tappeto di pietre preziose.
E poi i due anni provenzali di Van Gogh. Anni cui seguono immediatamente quelli del post impressionismo, che hanno soprattutto in Signac tra Saint-Tropez e Antibes la loro punta di diamante. Ma anche Van Rijsselberghe, Cross, Valtat, Guillaumin, Manguin, Camoin solo per dire di alcuni. E dentro una luce precipuamente francese stanno quei quadri che Edvard Munch dipinse a Nizza, nel corso di un periodo di convalescenza, tra 1891 e 1892, quadri quasi tutti in mano privata. La sezione dedicata alla pittura dei Fauves è certamente significativa, con quadri di autori quali Matisse, Derain, Marquet, Braque, Friesz, Dufy, in quel loro indicare come il Mediterraneo, soltanto pochi decenni dopo, sia cosa quasi completamente diversa rispetto alle visioni di Courbet. Già pienamente dentro la modernità di un secolo che si veniva appena aprendo. E che nella regione provenzale, e sulle rive del Mediterraneo, proseguirà con gli esempi in mostra di Felix Vallotton, Chaïme Soutine e Pierre Bonnard, il pittore che più di ogni altro ha saputo consegnare la strabiliante lezione di Monet al secolo nuovo.

ORARIO
Da lunedì a venerdì: ore 9 - 19
Sabato e domenica: ore 9 - 20
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010
1 gennaio 2011: ore 10 - 20

BIGLIETTI
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00: studenti universitari con attestato di iscrizione, oltre i 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 con capogruppo gratuito), iscritti TCI muniti di tesserino.
Ridotto € 6,00: minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
Ingresso gratuito per i bambini fino a cinque anni, giornalisti con tesserino, accompagnatore di portatore di handicap.
Acquista on line
www.lineadombra.it


Nell'ambito della mostra, nella Loggia degli Abati:


Guccione, dal 27 novembre al 6 gennaio


Puglisi, dal 9 al 30 gennaio 2011


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Morandi, l’essenza del paesaggio. Alla fondazione Ferrero

 

La mostra: «Morandi. L’essenza del paesaggio», Alba, Fondazione Ferrero, fino al 16 gennaio, info 0173.295259, ingresso gratuito, catalogo 24Ore Cultura

 

 

Apre al pubblico, alla fondazione Ferrero di Alba, “Morandi. L’essenza del paesaggio”  la più approfondita esposizione mai dedicata ad un tema fondamentale nella vicenda artistica di Giorgio Morandi (1890 – 1964), quello del paesaggio.

In più di settanta opere, tra  dipinti su tela ed acquerelli, la curatrice Maria Cristina Bandera traccia un percorso nella carriera del grande bologense e nelle trasformazioni che il suo stile subì, pur rimanendo fedele alla propria poetica. Poetica del concreto, che andò oltre le nature morte portando la tavolozza direttamente nei colori dell’Appennino, nelle sue brume, nei colori della terra e dei tetti dei paesi. Paesi, non paesaggi, come lui stesso amava dire. In una delle rare interviste rilasciate, Morandi con efficace sintesi espresse il proprio credo artistico: “Ritengo che esprimere la natura, cioè il mondo visibile, sia la cosa che maggiormente m’interessa”.  E questo ha fatto, sempre, mettendoci l’anima ma senza interferire  con la realtà percettibile.